In un tempo senza tempo e in uno spazio senza spazio, emergeva un bosco incantato.
Tra i suoi alberi millenari, uno stormo di lucciole danzava in perfetta armonia, tessendo trame d’oro nel buio e dipingendo la notte con i colori di una perenne alba dell’Anima.
Tra di loro volava Eleila.
Eleila possedeva una grazia speciale, eppure viveva in una sottile, inconscia inconsapevolezza: vedeva e ammirava l’incanto luminoso di ciascuna delle sue compagne, ma non sapeva di emanare essa stessa una luce purissima. Ignorava la scintilla che portava dentro, poiché il suo sguardo era rivolto costantemente verso l’esterno.
Un giorno, mentre il ritmo della danza risuonava nel bosco, Eleila notò una compagna in difficoltà. Il suo bagliore si stava affievolendo; la sua intermittenza diventava sempre più lenta, stanca, come una fiammella scossa dal vento dell’oblio. Separandosi gradualmente dallo stormo, la lucciola vagava verso l’ombra, scivolando in un volo pesante e oscurato.
Mossa da una profonda compassione, Eleila si mosse verso di lei. Più si avvicinava, più accadeva qualcosa di prodigioso: l’aura della compagna iniziava ad essere sfolgorante, in accoglienza e manifestazione della luce di Eleila che si rifletteva su di essa. Quando Eleila le fu finalmente accanto, la lucciola stanca fermò il suo declino; un respiro di pace le attraversò le ali e, guardando Eleila con occhi ricolmi di commozione, sussurrò:
«Grazie, carissima… Grazie per avermi illuminata.»
Eleila la guardò, smarrita e profondamente stupita. «Io? Ti ho illuminato io?»
L’altra sorrise dolcemente: «Sì. La tua luce è splendente, nitida, continua. Com’è possibile che tu non la veda?»
A quelle parole, un frammento di verità accese in lei il desiderio di essere in scoperta di quella verità. Eleila provò prima a cercare quella fonte di splendore attorno a sé, spingendo lo sguardo tra i rami e le foglie. Ma non trovando nulla, sentì un richiamo più profondo: il suo campo visivo iniziò a concentrarsi, a ritirarsi dal mondo esterno, scivolando dolcemente verso l’interno.
Chiuse gli occhi del corpo e aprì quelli del cuore. Nel silenzio del proprio essere, Eleila incontrò finalmente la sua Luce interiore: una sorgente viva, divina e inesauribile che attendeva solo di essere riconosciuta. Non era una luce ricevuta da fuori, ma era proprio la sua vera essenza, il riflesso del Divino che l’abitava. Una gioia ineffabile le espanse il petto: la ricerca era finita, la consapevolezza era sbocciata.
Piena di gratitudine per quella rivelazione, Eleila si rivolse alla compagna: «Grazie a te. Attraverso il tuo bisogno, mi hai permesso di ricordare chi sono. E ora so che nemmeno tu hai davvero perso la tua luce. Ti sei solo dimenticata dove risiede. Guarda dentro di te, scendi nella tua interiorità, e la ritroverai.»
La lucciola accolse l’invito. Socchiuse le ali, scivolò nel proprio santuario interiore e rimase in contemplazione della meraviglia che custodiva da sempre. In quel preciso istante, la sua scintilla si riaccese: una pulsazione ritmica, vitale e perfetta tornò a brillarle nel petto.
Custodendo nel cuore la Grazia di quel risveglio condiviso, le due lucciole si presero per mano nell’invisibile. Insieme, ripresero il volo, ricongiungendosi allo stormo per danzare di nuovo in celebrazione della luce riconosciuta in Sé.
Fu così che nel bosco svelato si diffuse una meravigliosa verità: la Luce Divina non si crea né si perde, ma è in desiderio di essere ricordata, riconosciuta, avvalorata.
Poiché ciascuno di noi porta in sé una scintilla dell’Infinito, ma finché continuiamo a cercare la bellezza e la risposta unicamente fuori di noi, rimarremo ciechi alla nostra stessa essenza. È soltanto volgendoci all’interno e riconoscendo la Fonte Divina in noi che possiamo esserne in consapevolezza e in grande riconoscenza pertanto di Amore in noi, in quanto in Amore ci portiamo proprio in conoscenza di noi.
E questo Amore riscoperto può essere anche di sostegno, ovvero come amore che non si sostituisce in azione all’altro, ma lo ama a tal punto da ricordargli dove custodisce la sua stessa Divinità, affinché possa esso stesso, in apertura di desiderio, ritrovarla, riaccendersi e danzare di nuovo insieme a noi nell’Eterno.
Giuliana Cittanti

