«Psiche, anima in greco, significa anche farfalla. Nasciamo con un bruco di anima, il nostro lavoro è dargli ali e volo.»
(Alejandro Jodorowsky)
C’era un tempo in cui l’Anima non sapeva ancora di avere le ali.
Si muoveva lenta e pesante sulla crosta ruvida del mondo, sfiorando la terra bagnata. Sentiva il peso delle cose, la fatica di ogni singolo passo, la gravità che la schiacciava verso il basso. Era un piccolo bruco d’Anima: affamato di senso, vulnerabile, costretto a guardare l’infinito dal basso verso l’alto, sognando un’ampiezza che sentiva nell’intimo, ma che non riusciva ancora ad abitare.
Tante Anime si fermano a quel primo stadio. Si convincono che la vita sia tutta lì: un’eterna rincorsa di nutrimento, una difesa costante dai venti del mondo, un’abitudine che ricopre di polvere il cuore. Ma dentro ogni Anima giace un ricordo antico, un sussurro primordiale che evoca che la forma presente non è il destino finale, ma solo la dimora temporanea della sua metamorfosi.
Spinta da un richiamo sottile e ineludibile, l’Anima a un certo punto sceglie di fermarsi. Raccoglie i suoi frammenti, stacca le zampe dalla frenesia dell’esistenza ed entra nel suo Bozzolo.
Il bozzolo è il tempo della trasmutazione. È lo spazio in cui la materia densa si liquefa per far posto alla luce. Lì dentro, nel silenzio più dolce e protetto, l’Anima si spoglia dei vecchi vestiti, scioglie le armature, dissolve le paure e dimentica l’illusione di doversi proteggere dal mondo. Accetta di lasciar cadere ciò che era pesante per permettere alla sua Essenza originaria di affiorare. In quel silenzio di pura e totale fiducia si compie il desiderio più profondo: la materia stanca si riorganizza secondo un disegno armonico, l’Anima rivestita della sua luce si schiude, e spuntano le ali.
Quando il bozzolo infine si apre, non c’è più nulla che striscia o che arranca a fatica nella terra. Le ali, con i riflessi cangianti dei colori dell’Anima, si dispiegano nell’aria ed è il ritrovo dell’Anima Alta.
L’Anima in elevazione spicca il suo primo volo verso il Cielo per ricongiungersi con la sua Origine Divina. Salendo sempre più in alto, si lascia alle spalle l’ombra del passato e respira la libertà profonda della sua vera natura, sperimentando l’euforia silenziosa, la grazia incontaminata e la gioia pura di scoprirsi luce tra le luci.
Ma la danza non si arresta nelle altezze.
Raggiunta la vetta della sua consapevolezza, l’Anima Alta volge lo sguardo verso la Terra con occhi colmi di infinito Amore, comprendendo che le sue ali non sono state create per fuggire dal mondo, ma per consacrare il Basso attraverso l’Alto. Comincia così la sua discesa più dolce: torna a posarsi sulle cose terrene con la delicatezza e la poesia di una farfalla, volando di fiore in fiore per sfiorare i cuori ancora chiusi con la carezza del Cielo e custodire, di esistenza in esistenza, il polline dorato della meraviglia.
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È in questo volo di ritorno che risuona la verità della tua stessa essenza, amata Anima: non sei qui per trascinarti nel peso dei doveri o per definirti attraverso il ricordo delle tue ferite. Dentro la tua materia custodisci già la farfalla, e il tuo solo compito è offrirle il coraggio di ricordare come si vola.
E una volta toccata la luce delle altezze, ti poserai sulla vita quotidiana, trasformando ogni gesto, ogni respiro e ogni incontro nell’impronta sacra e luminosa dell’Amore Divino.
Giuliana Cittanti

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