C’era una volta, e non solo una volta, una città grigia. Non era grigia per via dello smog, ma per via degli sguardi. Gli abitanti camminavano con la testa bassa, i cuori blindati dentro armature di doveri, le agende piene di scadenze che scadevano prima ancora di essere vissute.
In quella città, tutti cercavano disperatamente la stessa cosa: il Divertimento.
Lo cercavano ovunque, tranne che nel momento presente.
Lo cercavano nei locali rumorosi, pagandolo spesso anche a caro prezzo; lo cercavano negli schermi luminosi delle loro case, sperando che un’immagine colorata accendesse il buio interiore; lo cercavano in vacanze esotiche, fuggendo da sé stessi per poi ritrovarsi, stanchi, al punto di partenza.
Per loro, il divertimento era un oggetto da afferrare, una sostanza fugace da consumare rapidamente prima che evaporasse, lasciandoli più vuoti di prima. Era come un’ora d’aria concessa dal carceriere della routine.
E mentre lo cercavano, la polvere dell’abitudine si depositava sulle loro Anime, rendendole opache.
Al centro di quella città grigia, viveva un uomo che nessuno notava davvero. Non faceva rumore, non cercava attenzione. Ma se lo guardavi bene, i suoi occhi brillavano di una luce strana, quasi infantile, era innocenza pura. Lo chiamavano il Giullare Silenzioso, anche se non raccontava mai barzellette.

Un giorno, un giovane uomo d’affari, esausto dalla sua eterna ricerca di “svago”, lo fermò.
“Tu,” disse il giovane, con voce rauca, “sembri… diverso. Sembri non soffrire il peso di questa città. Qual è il locale segreto? Qual è la sostanza miracolosa? Come fai a divertirti senza fare nulla?”
Il Giullare Silenzioso sorrise, e il suo sorriso non fu una smorfia del viso, ma un’espansione del cuore che irradiò calore nell’aria gelida.
“Vedi, amico mio,” rispose con voce calma, “tu cerchi il divertimento fuori dall’azione. Lo cerchi come una ricompensa per aver sopportato la vita. Ma l’Anima non vuole essere ricompensata per aver sofferto. L’Anima vuole vivere.”
“Il divertimento che cerchi,” continuò il Giullare, “è polvere al vento. Quello che io vivo è uno stato dell’Anima. Non è qualcosa che faccio, è come sono mentre faccio qualsiasi cosa.”
“Anima si consegue in divertimento esprimendo sé stessa in amore di realizzo di opera di Anima e il divertimento è così congeniale ad Anima libera, libera di essere.
Quando Anima è manifesta nel divertirsi, non importa neanche se stai lavando i piatti, camminando sotto la pioggia, scrivendo al computer o guardando un fiore sbocciare. In ogni momento, puoi portare la scintilla dellla tua Anima che in azione si esprime in gioco di Anima come purezza di Anima che porta in ogni contesto la sua Espressione Originaria, Primordiale. Puoi trovare l’armonia, la bellezza, la meraviglia dell’esistere in quell’ istante in Anima. Il divertimento appartiene così all’azione stessa, ne è il profumo, l’essenza, l’innocenza.”
Il giovane lo guardò, confuso ma affascinato. “Ma allora… non c’è euforia? Non c’è gioia?”
“Oh, ce n’è molta di più,” sorrise il Giullare. “Quando il divertimento in Anima è manifesto, ecco la Gioia essere sempre presente. O meglio, manifestarsi proprio nel divertirsi in Anima. E questa non è una gioia che urla e si consuma. È un’euforia silenziosa, una vibrazione sottile che si espande dal tuo centro, toccando ogni cellula, ogni pensiero, ogni persona intorno a te. È il sorriso di Dio che si riflette nella tua materia.”
Il Giullare Silenzioso riprese il suo cammino, scomparendo nella folla grigia. Ma le sue parole rimasero nel cuore del giovane uomo, come una fiammella desiderosa di essere alimentata.
Quella sera, tornato a casa, il giovane non accese la televisione. Si sedette alla finestra e guardò le gocce di pioggia scivolare sul vetro. All’inizio, provò la solita noia, la solita ansia di dover “fare qualcosa che lo potesse distrarre”.
Poi, si ricordò del Giullare.
Provò a guardare le gocce non come un fastidio, ma come piccole perle di luce che danzavano verso il basso. Provò a sentire il suono della pioggia non come un rumore di fondo, ma come una sinfonia delicata. Provò a divertirsi nel semplice atto di osservare, animando in Anima quello che Anima voleva manifestare in candore di visione.
E lentamente, il grigio dentro di lui cominciò a diradarsi. La fiammella si diffuse nel suo petto. Non era euforia sconsiderata, non era una risata sguaiata. Era una gioia silenziosa, profonda, radicata. Era la sua Anima che, finalmente curiosa e libera, cominciava a giocare con la vita.
Capì che il vero divertimento non è una fuga dalla realtà, ma l’accensione della Realtà stessa. Capì che non serve cercare la luce fuori, quando possiedi la Scintilla Divina dentro di te.
Da quel giorno, ogni gesto che un tempo avrebbe considerato banale, come fare una passeggiata, ascoltare un amico, perfino ritrovarsi nel traffico, divenne l’occasione per un sorriso puro, una danza invisibile tra i sensi e non sensi, un atto di consacrazione di Amore di Anima.
Il divertimento dell’Anima aveva trasformato il piombo del dovere nell’oro dell’Essere. E la città grigia, agli occhi di quell’unico uomo risvegliato, non fu mai più la stessa: ora, ogni crepa nell’asfalto, ogni ombra sui muri, ogni volto stanco rivelava la promessa di un gioco eterno, pronto a manifestarsi a chiunque avesse il coraggio di guardare con gli occhi dell’Anima illuminata.
Giuliana Cittanti

